
La nostra bocca è costantemente soggetta all’inevitabile aggressione da parte di virus e batteri, per questo è importante dedicare un tempo adeguato all’igiene orale a casa, pianificando inoltre visite dentistiche periodiche che permettano ad un professionista di arrivare là dove è più difficile – se non impossibile – con lo spazzolino.
In questo post il Dr. Giano Ricci ti spiegherà qual è la differenza tra due elementi di cui sicuramente hai sempre sentito parlare, forse senza focalizzarti sulla loro distinzione e sulla diversa azione che possono avere sui denti.
Placca e tartaro, infatti, non sono la stessa cosa, anche se spesso nell’immaginario comune vengono confusi!
Capire quale differenza c’è tra placca e tartaro, ti permetterà di prenderti cura in modo adeguato della tua bocca, con una prevenzione efficace e completa.
Continua nella lettura di questo post per:
- Scoprire le differenze tra placca e tartaro;
- Individuare i trattamenti e la cura più adatta per la placca e per il tartaro;
- Capire quanto sia cruciale una corretta prevenzione nel loro trattamento.
Cosa sono placca e tartaro e quali differenze ci sono
Iniziamo dalla placca batterica, che è rappresentata da uno strato di residui alimentari che si posa sui denti e su cui colonizzano batteri o virus, determinando l’infiammazione gengivale.
Se non rimossa, la placca con il passare del tempo viene colonizzata da batteri sempre più aggressivi, fino ad aderire con un legame fisico-chimico alla superficie dei denti.
A questo punto entra in gioco il tartaro, la cui formazione è successiva.
Con il passare dei giorni, sulla placca batterica non rimossa con un’adeguata igiene orale, si depositano dei sali di calcio che portano alla formazione del tartaro.
Una differenza importante tra placca e tartaro sta proprio nella loro rimozione.
Mentre l’accumulo di placca può essere rimosso facilmente anche a casa, in autonomia, con una corretta e frequente igiene orale, una volta che si sia formato il tartaro sarà necessario affidarsi ad un professionista per la sua rimozione, che dunque non può essere eseguita in autonomia.
Studi clinici su animali hanno dimostrato, inoltre, che il tartaro di per sé sterile non è in grado di produrre un’infiammazione gengivale, a differenza della placca.
Placca e tartaro: trattamento e cura
È facile intuire, a questo punto, che la rimozione della placca è il primo passo per non doversi poi occupare del tartaro.
Tra i consigli che puoi mettere in pratica anche oggi stesso, spiccano sicuramente:
- lavare i denti dopo tutti i pasti principali;
- utilizzare con regolarità il filo interdentale o lo scovolino, facendosi consigliare in merito dal dentista;
- utilizzare le pastiglie colorate rivelatrici di placca, un modo divertente per far lavare i denti anche ai bambini – ne abbiamo parlato sulla nostra pagina Facebook qui;
- sottoporsi regolarmente a sedute di igiene dentale professionale, in modo da agire anche negli angoli della bocca più difficili da raggiungere.
Per quanto riguarda, invece, il tartaro colonizzato dai batteri, questo deve essere necessariamente rimosso in toto da un professionista se vogliamo ottenere un’adeguata risposta terapeutica eliminando l’infiammazione.
Placca e tartaro: l’importanza della prevenzione
Lavorare su una corretta prevenzione della placca significa ridurre sensibilmente il rischio di doversi occupare del tartaro.
Secondo i dati dell’OMS, il 40% degli adulti di mezza età nei paesi più industrializzati soffre della malattia parodontale e di questi un 10% si manifesta in forme gravi.
Secondo i dati della SIdP (Società Italiana di Parodontologia) e dell’Istat, solo al 9% degli italiani tra i 25 e i 74 anni viene diagnosticata la parodontite.
È quindi fondamentale prevenire l’accumulo di placca e tartaro con un’adeguata igiene orale domiciliare e con sedute regolari di igiene professionale.